Ultimamente sto leggendo il primo volumetto della collana Scrivere uscita in edicola.
Il volume risulta interessante sebbene noti forse una tendenza al far valere la "propria" opinione su Come Scrivere.
Non sono ancora arrivata alla fine quindi non posso esprimermi in giudizi affrettatati ma devo ammettere che il volume cita alcune verità imprescindibili e intrascurabili quando si scrive.
La storia del Non Scrivere Un Finale che va "Taanto di Moda oggi" (notate l'eco sarcastico vi prego!)
Beh questa mi pare un mero insulto all'arte narrativa e alla sacrosanta regola che una storia se ha un principio deve avere pure un finale concreto.
Per me non c'è scappatoia gente; so che al giorno d'oggi per far soldi ci si arrampica sullo specchio con la solfa "ah scriverò la storiella più all'ultima moda, fashon, truzza, bimbaminkia, drammatica, romantica ecc. ecc. ecc. Mai esistita al mondo e poi ne farò mille mila seguiti alla moda di beautiful." Ma per me, che la scrittura la amo davvero e che considero quei pochi autori classici che ho letto degli Dei della Narrativa; beh questa moda è una gran cavolata! (Avviso sto cercando di mantenermi educata, ne direi di peggio su sta moda.)
Se io scrivo il romanzo di caio, tizio e sempronio che sono andati al mercato e che tizio ha perso il portafoglio con tutti i soldi per fare la spesa e poi mi invento e costruisco tutti i passaggi della suddetta ricerca, la storia DEVE NECESSARIAMENTE IMPRESCINDIBILMENTE AVERE UN FINALE CONCRETO!!!!!
Non sono invogliata a leggere se il libro mi pianta in asso con sti tre babbei fermi in mezzo alla strada indecisi su che santo andare a pigliare per recuperare il maledetto portafoglio, anzi mi fa decisamente incazzare e credo che questo lo faccia a tutti quelli che amano leggere.
Quindi SI il seguito lo compro; ma francamente più che disposta a leggere con passione mi sento infuriata, infastidita e cinica al punto che alla minima cosa che mi stona sparo aspre critiche.
L'aver letto quel concetto in una guida per aspiranti narratori mi ha decisamente fatto brutto confesso, io amo veramente la scrittura e in primo luogo la considero una forma d'arte espressiva.
Un alchimia sapiente e calibrata. Ho condiviso con piacere quando la guida ha detto che la scrittura è un sapiente gioco di costruzione e ragionamento e che chi scrive non va "a casaccio"ma ragiona, si informa e giostra ogni azione con cura e metodo; ma quanto poi ha detto questa cosa del non finale; beh vi lascio immaginare la mia faccia da "fanatica della scrittura". Mi sento decisamente di disapprovarla perchè il finale è una regola sacrosanta della narrativa non si può omettere per una mera QUESTIONE DI MERCATO o UNA MODA DEL CAVOLO SENZA CAPO NE CODA.
La narrativa ha regole che sono la base e vanno rispettate. Ogni storia è un arco narrativo. Un ciclo di tempo con un principio e una fine a se stante. Se voglio scrivere un seguito faccio un finale compiuto aperto, ma comunque un finale compiuto che dice al lettore "gente sta storia si conclude così" e poi casomai avviso del seguito non faccio come molti libri della nuova moda fanno; con il personaggio in riva al porto che si domanda se la barca arriverà in orario o peggio con un "si stava dirigendo al porto" PUNTO e come si dice in alcuni dialetti " a soreta se vedemmo prossimamente".
No! Un finale DECENTE CI DEVE ESSERE in un romanzo o in un racconto lo esige La NARRATIVA stessa. Non è tollerabile un libro senza finale, il colmo dell'idiozia.
Se volete scrivere ricordatevi sempre che la narrativa impone un inizio e un finale compiuto, si possono tirare fuori tutti i cavilli dell'universo ma se vai a leggerti ogni benedetto autore classico noti che il finale c'è ed è compiuto, chiude quel ciclo narrativo.
Puoi dire ad esempio: Guardando il tramonto capì con chiarezza che da adesso in poi tutto era incerto ma quel viaggio doveva compierlo per comprendere il motivo per cui suo padre aveva finto il suo stesso omicidio che in realtà era un suicidio.
E poi creare un seguito ma mai e ripeto, MAI!!!! Scrivere cose del tipo: Avevo capito mio padre aveva finto il suo omicidio.
E magari il personaggio è in mezzo ad un casino bestiale e non sa dove sbattere la testa...
Ste cose le fanno Gli scrittori di serie PEGGIO DI Z tanto da definire chi scrive HARMONY geni della letteratura e sapete che gli Harmony li odio a morte....
Quindi sta cosa non si può ne si deve fare.
Con questo chiudo l'argomento alla prossima
mercoledì 19 febbraio 2014
venerdì 17 gennaio 2014
Etica della Narrazione - Stile- Metrica - Poetica
Narrazione..Una parola complessa per molti.
Alcuni si chiedono cosa sia, altri la liquidano così: NARRAZIONE = L'Atto di narrare una storia.
Il significato è corretto e indubbio, ma la narrazione è anche di più.
E un connubio di diverse "Particelle" che si collegano tra loro.
Una storia parte da un idea ma questa idea è intrinseca di valori e di una morale rendere questi concetti fa parte dell'etica narrativa, a esse si collega uno stile narrativo che deve riuscire a catturare il lettore ovvero l'usufruitore della storia.
Ma un racconto non è composto solo da questo; un racconto ha una sua metrica narrativa. Cos'è la metrica narrativa? E il ritmo che mantiene la storia.
La metrica in genere fa parte della poetica tuttavia anche in prosa detiene un importanza significativa.
Per scorrere bene un racconto deve avere un uso ritmo e quindi la giusta cadenza delle frasi nel contesto scenico ha la sua importanza a questa viene poi unita la poietica che non è come in poesia; in prosa la poetica indica il descrivere un determinato luogo o un determinato avvenimento in maniera avvincente che riesca a far immaginare al lettore tutte le sfumature di quel determinato e i sentimenti espressi in quel determinato arco narrativo.
Lo stile racchiude tutti questi concetti insieme; in pratica "Lo stile" è il metodo con cui scegli di scrivere il racconto seguendo adeguati canoni narrativi senza uscire dagli argini, a questo poi si unisce la tempistica ovvero il tempo in cui narri (Prima persona o terza persona ecc.)
L'Importante è che alla fine il racconto risulti scorrevole, fluido e che sappia irretire il lettore dal suo inizio fino alla sua fine.
E questo è in sintesi quello che ho "appreso" leggendo libri sull'argomento fino ad ora...Da qui sorgono le domande:
Come posso sapere se il mio stile narrativo è adatto alle esigenze del racconto?
Mi rendo conto della morale che ci metto dentro?
Descrivo con i dovuti carismi i momenti salienti e il mondo di sottofondo del mio testo narrativo?
Ho una buona metrica di narrazione?
La mia scrittura giostra bene sui vari momenti salienti e dettagli della narrazione?
Ma ci sono un infinità di altre domande oltre a queste. Purtroppo non è assolutamente possibile dare una risposta coerente e concisa; come sappiamo, nella scrittura sono fin troppe le variabili e le sfumature del caso; quel che invece si può dire con certezza assoluta è che la scrittura è un esperienza carica di valore e che riuscire a creare qualcosa di buono è una soddisfazione e una realizzazione personale.
Mi sono soffermata a lungo a pensare a queste argomentazioni e sono giunta alla conclusione che alla fine quel che conta è conoscere il meccanismo narrativo e come girano i suoi ingranaggi, lo saperli far muovere e olearli è poi qualcosa che dipende da una buona conoscenza di noi stessi e da una sana passione nel vivisezionare il nostro racconto.
Anche una buona dose di sadismo nei confronti dei propri personaggi non fa male, rende la scrittura interessante.
Affrontare con umiltà la propria opera è però l'incisivo che può permettere ad un racconto di sbocciare in tutto il suo splendore e per far questo si ritorna come sempre al solito trito e ritrito concetto che cito ogni volta RILEGGERE, RISCRIVERE ALL'INFINITO!
Non è una perdita di tempo come sostengono molti "professionisti" è solo un atto d'amore nei confronti della propria storia al fine di renderla bella.
Credo che l'eccessivo lavoro sia anche quello che ha permesso ai romanzi della narrativa classica di essere la meraviglia che sono.
Alcuni si chiedono cosa sia, altri la liquidano così: NARRAZIONE = L'Atto di narrare una storia.
Il significato è corretto e indubbio, ma la narrazione è anche di più.
E un connubio di diverse "Particelle" che si collegano tra loro.
Una storia parte da un idea ma questa idea è intrinseca di valori e di una morale rendere questi concetti fa parte dell'etica narrativa, a esse si collega uno stile narrativo che deve riuscire a catturare il lettore ovvero l'usufruitore della storia.
Ma un racconto non è composto solo da questo; un racconto ha una sua metrica narrativa. Cos'è la metrica narrativa? E il ritmo che mantiene la storia.
La metrica in genere fa parte della poetica tuttavia anche in prosa detiene un importanza significativa.
Per scorrere bene un racconto deve avere un uso ritmo e quindi la giusta cadenza delle frasi nel contesto scenico ha la sua importanza a questa viene poi unita la poietica che non è come in poesia; in prosa la poetica indica il descrivere un determinato luogo o un determinato avvenimento in maniera avvincente che riesca a far immaginare al lettore tutte le sfumature di quel determinato e i sentimenti espressi in quel determinato arco narrativo.
Lo stile racchiude tutti questi concetti insieme; in pratica "Lo stile" è il metodo con cui scegli di scrivere il racconto seguendo adeguati canoni narrativi senza uscire dagli argini, a questo poi si unisce la tempistica ovvero il tempo in cui narri (Prima persona o terza persona ecc.)
L'Importante è che alla fine il racconto risulti scorrevole, fluido e che sappia irretire il lettore dal suo inizio fino alla sua fine.
E questo è in sintesi quello che ho "appreso" leggendo libri sull'argomento fino ad ora...Da qui sorgono le domande:
Come posso sapere se il mio stile narrativo è adatto alle esigenze del racconto?
Mi rendo conto della morale che ci metto dentro?
Descrivo con i dovuti carismi i momenti salienti e il mondo di sottofondo del mio testo narrativo?
Ho una buona metrica di narrazione?
La mia scrittura giostra bene sui vari momenti salienti e dettagli della narrazione?
Ma ci sono un infinità di altre domande oltre a queste. Purtroppo non è assolutamente possibile dare una risposta coerente e concisa; come sappiamo, nella scrittura sono fin troppe le variabili e le sfumature del caso; quel che invece si può dire con certezza assoluta è che la scrittura è un esperienza carica di valore e che riuscire a creare qualcosa di buono è una soddisfazione e una realizzazione personale.
Mi sono soffermata a lungo a pensare a queste argomentazioni e sono giunta alla conclusione che alla fine quel che conta è conoscere il meccanismo narrativo e come girano i suoi ingranaggi, lo saperli far muovere e olearli è poi qualcosa che dipende da una buona conoscenza di noi stessi e da una sana passione nel vivisezionare il nostro racconto.
Anche una buona dose di sadismo nei confronti dei propri personaggi non fa male, rende la scrittura interessante.
Affrontare con umiltà la propria opera è però l'incisivo che può permettere ad un racconto di sbocciare in tutto il suo splendore e per far questo si ritorna come sempre al solito trito e ritrito concetto che cito ogni volta RILEGGERE, RISCRIVERE ALL'INFINITO!
Non è una perdita di tempo come sostengono molti "professionisti" è solo un atto d'amore nei confronti della propria storia al fine di renderla bella.
Credo che l'eccessivo lavoro sia anche quello che ha permesso ai romanzi della narrativa classica di essere la meraviglia che sono.
lunedì 23 dicembre 2013
Buone Feste!
Carisismi Utenti e Visitatori mi ritrovo qui a farvi i consueti Auguri di Buon Natale e Buon Anno.
Auguro a tuti di passare delle belle feste serenamente e perdonate la mia lunga latitanza purtroppo il tempo da dedicare ai Blog è davvero poco.
Mi limito a queste poche parole purtroppo ultimamente la mia espressività ne risente molto di impegni e beghe eprdonatemi ancora e tanti Auguri di cuore
BUONE FESTE!
Auguro a tuti di passare delle belle feste serenamente e perdonate la mia lunga latitanza purtroppo il tempo da dedicare ai Blog è davvero poco.
Mi limito a queste poche parole purtroppo ultimamente la mia espressività ne risente molto di impegni e beghe eprdonatemi ancora e tanti Auguri di cuore
BUONE FESTE!
venerdì 18 ottobre 2013
L'Importanza dell'immaginazione
Buongiorno. Dopo tanto rieccomi a proporvi per questo articolo un tema di difficile impostazione. L'Importanza dell'Immaginazione.
Perchè è importante immaginare? Che utilità ha l'immaginazione nella vita reale? A quali risultati ci porta l'immaginazione?
Queste sono tutte domande che da sempre mi pongo. Si denigra tanto la fantasia considerandola " Da Bambini" ma questo concetto è decisamente errato dovuto esclusivamente ad uno scarso approfondimento della materia in questione e ad una avventata capacità di giudizio.
Iniziamo dalle basi, Cosa vuol dire immaginare?
Immaginare è un atto; compiuto dalla nostra mente per i più disparati scopi e con le più disparate funzioni. La nostra mente formula un pensiero e se quel pensiero comunica al resto del cervello qualcosa ad esso si aggiungono dettagli, quindi su quella costruzione di pensiero o flash-back, si viene a creare un contorno. Ebbene immaginare non è altro che questo: Costruire qualcosa con il pensiero.
Ora vi siete mai domandati Quale utilità abbia nella vita l'immaginazione?
La nostra vita qualunque atto compiamo è partito da un atto immaginativo. Perchè dico questo?
Proviamo a pensarci insieme. Noi raccogliamo da terra una penna perchè la nostra testa ci da l'impulso " mi serve la penna per scrivere" Oppure; " Iniziamo a pensare a come possa essere una piantina di Geranio appena comprata, quando avrà i fiori" O ancora; "Compiamo un calcolo matematico e ci soffermiamo a ragionare su quanto faccia 1x5+4-1:2:24x61-1+824" Tutto questo è ragionamento ma è anche un atto immaginativo.
L'Immaginazione nasce dalla capacità di pensiero appunto e la sua utilità è proprio il pensiero e ciò che si ricava da esso.
Vi faccio un esempio; Immaginate con me un possente cavaliere armato di tutto punto. Questo cavaliere attende un messo che gli porti dei documenti. Mentre attende, il cavaliere ha occasione di ammirare il paesaggio e di godere della quiete del luogo; dopo un attesa infinita lo vede arrivare e il messaggero gli consegna un foglio con le indicazioni che gli servono per raggiungere la meta della sua missione e ritrovare la corona perduta dal Re durante una battuta di caccia.
Mi auguro che abbiate con me fatto questo piccolo atto di immaginazione, perchè ora mi addentrerò sui suoi significati e utilità sebbene convenga con voi che come fantasticheria rende veramente poco, purtroppo non mi è venuto in mente nulla di più sensatamente intelligente e me ne scuso.
Prendiamo in analisi l'attesa del cavaliere tanto per iniziare; molti la considerano una mera cosa riducibile solo a FANTASIA invece la valenza ha anche un contesto reale.
Nella vita dobbiamo sempre attendere che succeda qualcosa e in quell'attesa abbiamo l'opportunità di dare fondo all'osservazione della realtà che ci circonda e alla riflessione.
Da queste due cose OSSERVAZIONE e RIFLESSIONE nascono tutte le più disparate attività del cervello atte a migliorare la nostra conoscenza del mondo, di noi stessi e a spingerci all'indagine verso argomenti che non conosciamo.
Esempio: sei dal veterinario con il tuo bassotto e vedi una razza di cane che non conosci. Chiedi alla padrona che razza è, poi una volta a casa cerchi notizie su quella razza canina in internet.
E tutto è partito da un atto osservativo; l'attesa quindi anche nei contesti fantasy può aiutarci e darci monito a sviluppare la nostra capacità di osservazione.
Il documento; il documento nell'esempio del cavaliere è l'unico oggetto veramente materiale. Sappiamo cosa contiene perchè ne abbiamo avuto indicazione ma nella realtà ci riporta alla mente la parola scritta e quante informazioni non sono nella nostra banca dati mentale, in pratica è un invito a informarsi e sviluppare la nostra curiosità.
La corona perduta del re è una chiara fantasia e niente più di essa ma anche questa è un invito ad avere curiosità.
Ora mi è venuto alla mente un esempio più efficace a chiarire il concetto di utilità dell'immaginazione nel mondo reale.
Immaginate un inventore che costruisce da solo un deltaplano utilizzando legno, stoffa e ferro e che poi vola in cielo.
Facendo adeguati studi voi stessi potreste riuscire a ricreare quel deltaplano immaginato e a fare lo steso volo.
Capite ora? Tutto nella vita nasce dal pensiero e quindi da un atto di immaginazione.
Gli uomini preistorici lo hanno fatto per le palafitte e i grafiti sulle pareti delle caverne, tutto nasce da un atto d'immaginazione che hanno avuto, appunto per questo ha sempre la sua utilità immaginare.
Da qui si può già inizialmente capire quanto sia stupida la credenza che la fantasia sia roba da bambini.
In scrittura, se non hai immaginazione non combini nulla, in chimica, fisica, meccanica se non immagini e fai esperimenti non ottieni nulla.
La nostra vita si basa su atti d'immaginazione poi trasposti nelle realtà più disparate. E importante imparare a conoscerne le modalità a mia opinione e anche rifletterci su quanto sia utile sviluppare l'immaginazione nella giusta maniera perchè usare l'immaginazione senza farsi sopraffare da essa può anche aiutarci a vivere meglio.
Io vi lascio con queste parole, rifletteci e provate a fare riscontri con la vita. Personalmente credo che l'arte dell'immaginare sia un dono che abbiamo tutti e che in se racchiuda elementi veramente preziosi per la nostra continua crescita interiore.
.
Perchè è importante immaginare? Che utilità ha l'immaginazione nella vita reale? A quali risultati ci porta l'immaginazione?
Queste sono tutte domande che da sempre mi pongo. Si denigra tanto la fantasia considerandola " Da Bambini" ma questo concetto è decisamente errato dovuto esclusivamente ad uno scarso approfondimento della materia in questione e ad una avventata capacità di giudizio.
Iniziamo dalle basi, Cosa vuol dire immaginare?
Immaginare è un atto; compiuto dalla nostra mente per i più disparati scopi e con le più disparate funzioni. La nostra mente formula un pensiero e se quel pensiero comunica al resto del cervello qualcosa ad esso si aggiungono dettagli, quindi su quella costruzione di pensiero o flash-back, si viene a creare un contorno. Ebbene immaginare non è altro che questo: Costruire qualcosa con il pensiero.
Ora vi siete mai domandati Quale utilità abbia nella vita l'immaginazione?
La nostra vita qualunque atto compiamo è partito da un atto immaginativo. Perchè dico questo?
Proviamo a pensarci insieme. Noi raccogliamo da terra una penna perchè la nostra testa ci da l'impulso " mi serve la penna per scrivere" Oppure; " Iniziamo a pensare a come possa essere una piantina di Geranio appena comprata, quando avrà i fiori" O ancora; "Compiamo un calcolo matematico e ci soffermiamo a ragionare su quanto faccia 1x5+4-1:2:24x61-1+824" Tutto questo è ragionamento ma è anche un atto immaginativo.
L'Immaginazione nasce dalla capacità di pensiero appunto e la sua utilità è proprio il pensiero e ciò che si ricava da esso.
Vi faccio un esempio; Immaginate con me un possente cavaliere armato di tutto punto. Questo cavaliere attende un messo che gli porti dei documenti. Mentre attende, il cavaliere ha occasione di ammirare il paesaggio e di godere della quiete del luogo; dopo un attesa infinita lo vede arrivare e il messaggero gli consegna un foglio con le indicazioni che gli servono per raggiungere la meta della sua missione e ritrovare la corona perduta dal Re durante una battuta di caccia.
Mi auguro che abbiate con me fatto questo piccolo atto di immaginazione, perchè ora mi addentrerò sui suoi significati e utilità sebbene convenga con voi che come fantasticheria rende veramente poco, purtroppo non mi è venuto in mente nulla di più sensatamente intelligente e me ne scuso.
Prendiamo in analisi l'attesa del cavaliere tanto per iniziare; molti la considerano una mera cosa riducibile solo a FANTASIA invece la valenza ha anche un contesto reale.
Nella vita dobbiamo sempre attendere che succeda qualcosa e in quell'attesa abbiamo l'opportunità di dare fondo all'osservazione della realtà che ci circonda e alla riflessione.
Da queste due cose OSSERVAZIONE e RIFLESSIONE nascono tutte le più disparate attività del cervello atte a migliorare la nostra conoscenza del mondo, di noi stessi e a spingerci all'indagine verso argomenti che non conosciamo.
Esempio: sei dal veterinario con il tuo bassotto e vedi una razza di cane che non conosci. Chiedi alla padrona che razza è, poi una volta a casa cerchi notizie su quella razza canina in internet.
E tutto è partito da un atto osservativo; l'attesa quindi anche nei contesti fantasy può aiutarci e darci monito a sviluppare la nostra capacità di osservazione.
Il documento; il documento nell'esempio del cavaliere è l'unico oggetto veramente materiale. Sappiamo cosa contiene perchè ne abbiamo avuto indicazione ma nella realtà ci riporta alla mente la parola scritta e quante informazioni non sono nella nostra banca dati mentale, in pratica è un invito a informarsi e sviluppare la nostra curiosità.
La corona perduta del re è una chiara fantasia e niente più di essa ma anche questa è un invito ad avere curiosità.
Ora mi è venuto alla mente un esempio più efficace a chiarire il concetto di utilità dell'immaginazione nel mondo reale.
Immaginate un inventore che costruisce da solo un deltaplano utilizzando legno, stoffa e ferro e che poi vola in cielo.
Facendo adeguati studi voi stessi potreste riuscire a ricreare quel deltaplano immaginato e a fare lo steso volo.
Capite ora? Tutto nella vita nasce dal pensiero e quindi da un atto di immaginazione.
Gli uomini preistorici lo hanno fatto per le palafitte e i grafiti sulle pareti delle caverne, tutto nasce da un atto d'immaginazione che hanno avuto, appunto per questo ha sempre la sua utilità immaginare.
Da qui si può già inizialmente capire quanto sia stupida la credenza che la fantasia sia roba da bambini.
In scrittura, se non hai immaginazione non combini nulla, in chimica, fisica, meccanica se non immagini e fai esperimenti non ottieni nulla.
La nostra vita si basa su atti d'immaginazione poi trasposti nelle realtà più disparate. E importante imparare a conoscerne le modalità a mia opinione e anche rifletterci su quanto sia utile sviluppare l'immaginazione nella giusta maniera perchè usare l'immaginazione senza farsi sopraffare da essa può anche aiutarci a vivere meglio.
Io vi lascio con queste parole, rifletteci e provate a fare riscontri con la vita. Personalmente credo che l'arte dell'immaginare sia un dono che abbiamo tutti e che in se racchiuda elementi veramente preziosi per la nostra continua crescita interiore.
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lunedì 19 agosto 2013
La Signora delle Camelie di Alexandrè Dumas figlio
Ho finito da poco questo libro comprato nella edizione Nweton and Compton a 99 centesimi, sulla copertina c'è scritto Edizione Integrale quindi mi attengo alla buona fede degli editori augurandomi che sia veramente completo il testo.
La storia è triste e parla dell'amore tra una "mantenuta" (ovvero una prostituta dell'alta società dell'800) e un giovane comune figlio di un borghese.
La narrazione scorre bene con un ritmo quasi delirante ma al contempo risulta spessa e un po' pesante.
Si capiscono perfettamente stati d'animo e situazioni.
Le lettura può risultare stancante. Questo non so se è dovuto alle scritte picole del testo oppure proprio alla storia in se, ma spesso nonostante sei affascinato, quando smeti di leggere ti senti decisamente stanco.
Tuttavia, è una lettura che vale la pena di fare poichè ti sa mostrare la ricchezza del lessico e del complesso narrativo con cui uno dei tanti abili scrittori classici è riuscito a mettere in campo personaggi e situazioni.
Questo testo è una pietra miliare per chi vuole scrivere a mia opinione, è uno scritto che lascia qualcosa e sa mostrare dettagliatamente tutto lo scenario del racconto, gli scritti moderni nemmeno lontanamente si avvicinano ad una costruzione narrativa tanto efficente e dettagliata anzi spesso risultano pure scialbi a confronto.
Davvero un buon testo che consiglio a tutti.
La storia è triste e parla dell'amore tra una "mantenuta" (ovvero una prostituta dell'alta società dell'800) e un giovane comune figlio di un borghese.
La narrazione scorre bene con un ritmo quasi delirante ma al contempo risulta spessa e un po' pesante.
Si capiscono perfettamente stati d'animo e situazioni.
Le lettura può risultare stancante. Questo non so se è dovuto alle scritte picole del testo oppure proprio alla storia in se, ma spesso nonostante sei affascinato, quando smeti di leggere ti senti decisamente stanco.
Tuttavia, è una lettura che vale la pena di fare poichè ti sa mostrare la ricchezza del lessico e del complesso narrativo con cui uno dei tanti abili scrittori classici è riuscito a mettere in campo personaggi e situazioni.
Questo testo è una pietra miliare per chi vuole scrivere a mia opinione, è uno scritto che lascia qualcosa e sa mostrare dettagliatamente tutto lo scenario del racconto, gli scritti moderni nemmeno lontanamente si avvicinano ad una costruzione narrativa tanto efficente e dettagliata anzi spesso risultano pure scialbi a confronto.
Davvero un buon testo che consiglio a tutti.
sabato 20 luglio 2013
Il Dialetto e La Lingua Italiana
Non ho le giuste competenze per parlarne lo ammetto; ma quest'argomento è qualche giorno che mi capita sottomano.
Un pomeriggio ascoltando la radio (Radio Rai 3 per gli interessati, Programma Fharenithe ) Si parlava del bisogno del multi linguismo nelle scuole e dicevano appunto che è più importante imparare sapere magari due o 3 lingue estere piuttosto che ne imparare il dialetto.
Dopo quella mi sono capitate altre occasioni di trovarmi di fronte questa argomentazione. Lingua Ufficiale e Dialetti.
Sui dialetti c'è tanto da dire ma non posso permettermi troppe parole poichè io stressa conosco il dialetto per inerzia e tendo a fare mistoni tra vari dialetti.
Si avete indovinato, non so il dialetto ma qui da me c'è gente che scrive libri interamente in dialetto.
La nostra lingua è molto ricca e muta forma di continuo, i dialetti invece credo che a modo loro rimangano più statici ma ne abbiamo molti e questo contribuisce ad arricchire la lingua ufficiale.
Personalmente credo che prima di lingue estere sia importante imparare il dialetto e le sue radici storiche, la morfologia e quando ne comprende la materia per poi passare all'italiano dando un infarinata ed una visione di tutte le materie che lo compongono ed infine come ultima opzione passare alla lingua estera che spesso è volentieri è meno ricca di terminologie e concetti.
Non sono una linguista questa è solo la mia opinione di IGNORANTE.
Stando alla trasmissione imparare più lingue avrebbe aiutato gli stranieri che vivono in italia e gli stessi italiani a comprendersi maggiormente e che quindi ritenevano più utile lo studio di lingue estere rispetto ai nostri Dialetti.
Capisco l'utilità di un operazione del genere ma trovo decisamente poco logico evitare di conoscere i vari Dialetti.
Siamo in Italia e la cosa primaria dev'essere sapere come funziona la nostra lingua al millimetro, come è nata, che termini si usavano un tempo, quai e quante parole ha il dialetto. L'imparare una lingna estera deve avvenire solo dopo.
Perchè dico questo?
Perchè la nostra lingua si sta riempendo un po' troppo di terminologie inglesi, francesi e di altri paesi, questo fa decisamente perdere la sua connotazione caratteristica alla lingua italiana e la nostra lingua madre va preservata a discapito di tutto.
Se si studiassero 3 o quattro lingue come suggeriva la trasmissione, Il termine in italiano verrebbe sopraffatto da questa nuova terminologia estera cadendo in disuso e reputo che dopo un lungo periodo di tempo ( qualche secolo) la nostra lingua verrebbe soppiantata da una lingua estera e ciò sarebbe devastante per la ricchezza offerta dalla nostra lingua.
Come detto queste rimangono mie opinioni e pensieri, facilmente condivisibili o no; io proporrei sempre e comunque di dare priorità allo studio della nostra lingua.
Un pomeriggio ascoltando la radio (Radio Rai 3 per gli interessati, Programma Fharenithe ) Si parlava del bisogno del multi linguismo nelle scuole e dicevano appunto che è più importante imparare sapere magari due o 3 lingue estere piuttosto che ne imparare il dialetto.
Dopo quella mi sono capitate altre occasioni di trovarmi di fronte questa argomentazione. Lingua Ufficiale e Dialetti.
Sui dialetti c'è tanto da dire ma non posso permettermi troppe parole poichè io stressa conosco il dialetto per inerzia e tendo a fare mistoni tra vari dialetti.
Si avete indovinato, non so il dialetto ma qui da me c'è gente che scrive libri interamente in dialetto.
La nostra lingua è molto ricca e muta forma di continuo, i dialetti invece credo che a modo loro rimangano più statici ma ne abbiamo molti e questo contribuisce ad arricchire la lingua ufficiale.
Personalmente credo che prima di lingue estere sia importante imparare il dialetto e le sue radici storiche, la morfologia e quando ne comprende la materia per poi passare all'italiano dando un infarinata ed una visione di tutte le materie che lo compongono ed infine come ultima opzione passare alla lingua estera che spesso è volentieri è meno ricca di terminologie e concetti.
Non sono una linguista questa è solo la mia opinione di IGNORANTE.
Stando alla trasmissione imparare più lingue avrebbe aiutato gli stranieri che vivono in italia e gli stessi italiani a comprendersi maggiormente e che quindi ritenevano più utile lo studio di lingue estere rispetto ai nostri Dialetti.
Capisco l'utilità di un operazione del genere ma trovo decisamente poco logico evitare di conoscere i vari Dialetti.
Siamo in Italia e la cosa primaria dev'essere sapere come funziona la nostra lingua al millimetro, come è nata, che termini si usavano un tempo, quai e quante parole ha il dialetto. L'imparare una lingna estera deve avvenire solo dopo.
Perchè dico questo?
Perchè la nostra lingua si sta riempendo un po' troppo di terminologie inglesi, francesi e di altri paesi, questo fa decisamente perdere la sua connotazione caratteristica alla lingua italiana e la nostra lingua madre va preservata a discapito di tutto.
Se si studiassero 3 o quattro lingue come suggeriva la trasmissione, Il termine in italiano verrebbe sopraffatto da questa nuova terminologia estera cadendo in disuso e reputo che dopo un lungo periodo di tempo ( qualche secolo) la nostra lingua verrebbe soppiantata da una lingua estera e ciò sarebbe devastante per la ricchezza offerta dalla nostra lingua.
Come detto queste rimangono mie opinioni e pensieri, facilmente condivisibili o no; io proporrei sempre e comunque di dare priorità allo studio della nostra lingua.
venerdì 7 giugno 2013
Potenziale-Ragionamento-Coscienza
Non intendo fare un nuovo discorso sulla narrativa anche se come al mio solito la infilerò in mezzo.
In questo articolo voglio parlare di un argomento obbiettivo di coscienza. Spesso mi sento dire : Ah io non posso farlo non ne sono in grado; oppure Ah ma sai com'è e risatina aggiuntiva.
Questi commenti si riferiscono principalmente al tema "Passione per la Scrittura". Sono concorde nell'affermare che un lieve potenziale ci voglia in narrativa ma altresì credo che la bravura nello scrivere sia determinabile dalla propria coscenza e presa in atto, dei propri limiti e capacità.
Nessuno "nasce imparato" Ogni tecnica si impara bene o male però la si impara; quel che davvero impedisce di apprendere è la voglia di applicarsi in quel che si fa. Se uno ha una passione anche il dedicarglici 10 minuti alla setitmana basta ma purtroppo la mentalità odierna questo ragionamento non lo comprende.
Non voglio fare il solito discorso sulla moderna gioventù che ha tutta la pappa pronta e inserire quella spinetta nel cervellino gli costa una fatica madornale, sappiamo tutti che è una realtà di fatto e ne conosciamo sia le cause che gli effetti di questo erratissimo modo di fare "o andare allo sbando, se preferite."
Non c'è verso di farli ragionare perchè la società quello, la società questo , la società l'altro ecc. ecc. tutte le scuse posssibili quindi chiudiamola qui, la realtà di tutti giorni parla da se.
Quel che mi interessa ora affrontare è un obbiettiva comparazione tra il nostro personale potenziale, la concreta dose di ragionamento che ci vuole per svilupparlo e la coscienza di quel che possiamo fare con le nostre obbiettive capacità personali.
Il discorso è contorto me ne rendo conto da sola purtroppo però credo che sia un argomento che vale la pena affrontare.
La mia decisione finalmente nel mettermi ad affrontarlo è dovuta ad una serie di questioni su cui recentemente ho posato lo sguardo.
Queste questioni variano dalla narrativa, alla fiduccia in se stessi, alla fatidica, voglia di fare.
Ognuno di noi si rapporta diversamente con la vita, questo nasce dalle differenti esperienze vissute; dalle diverse capacità personali e dalla diversa capacità di applicazione; Bene o male ce ne rendiamo conto tutti di queste cose quel che invece non ci rendiamo conto è della correlazione tra applicazione, capacità personale (N.B: Le nostre potenzialità intendo), il ragionamento e la presa di coscienza di quel che sappiamo fare e dove possiamo arrivare.
Nella nostra comoda società ormai l'uso del potenziale intellettivo è roba obsoleta eppure della mente abbiamo sempre bisogno; il fatto di non usare la mente per le comodità a portata di mano ha creato uno scompenso che ci porta a non essere pratici.
In pratica non abbiamo inventiva, se uno schema dice A+B+C= DE noi non faremo mai B+C+A oppure C+A+B, il risultato sarebbe unguale naturalmente; se fossimo in matematica potremmo appplicare la regola che dice : cambiando l'ordine degli addendi la somma non cambia.
Anche il mondo è matematica; nella vita questa regola è in parte appplicabile; questo indica che se volessimo potremmo utilizzare la nostra mente più coscientemente e concretamente, di conseguenza potremmo applicarci e conoscere a fondo noi stessi, utilizzare il nostro potenziale per creare qualcosa di buono e unico.
Il seguente concetto si può applicare anche in narrativa. Si può scrivere benissimo, meno bene ma se ci si applica coscientemente per imparare non si scriverà mai "malissimo".
Lo sviluppo di un idea non è mai facile e anzi confesso, che a volte rovina anche quella magia che l'idea ha avuto nell'attimo in cui la si è partorita ma allo stesso tempo, riuscire a focalizzare quel mondo della storia nel dettaglio, quelle vite dei personaggi è qualcosa di davvero incredibile e appagante.
Conoscere le proprie potenzialità, apllicarsi, ragionare con la testa unite ad una buona dose di volontà di fare cambia completamente la prospettiva che si ha di fronte alla vita e questo vale in ogni campo.
Basta superare quello scoglio fornito dall'ottica "non ho voglia di fare" Il fatto che manchi sempre lo stramaledetto tempo poi è secondario; basta organizzarsi come sto facendo io per riuscire a fare un po' di tutto. Sia le cose di dovere che quelle di piacere.
Posso farlo perchè ho conoscenza dei miei limiti e delle mie potenzialità e anche dei miei difetti. Ho maturato tutto da una cosciente analisi su me stessa perchè ho voglia di applicarmi e fare.
Non intendo fare una ramanzina anche se lo può sembrare sto semplicemente analizzando al questione nel dettaglio e mentre sono in ufficio e sto lavorando.
Cito il fatto del lavoro per farvi capire che volere e potere; naturalmente se state facendo un calcolo matematico è impossibile ma se fate un lavoro che non richiede concentrazione potete fare anche più cose insieme. quindi bando alla sfiducia nelle vostre capacità e all'insicurezza. Se amate qualcosa di impegnativo dovete solo metterci l'anima e riflettere con coscienza. I risultati non verranno subito quindi non demordete.
Ci saranno momenti belli, momenti brutti, momenti grigi, momenti colorati ma state facendo qualcosa per voi stessi.
Io per impegni è da Aprile che non scrivo stamattina mi ci sono messa d'applicazione ed eccomi qui. Quindi non demordete mai.
In questo articolo voglio parlare di un argomento obbiettivo di coscienza. Spesso mi sento dire : Ah io non posso farlo non ne sono in grado; oppure Ah ma sai com'è e risatina aggiuntiva.
Questi commenti si riferiscono principalmente al tema "Passione per la Scrittura". Sono concorde nell'affermare che un lieve potenziale ci voglia in narrativa ma altresì credo che la bravura nello scrivere sia determinabile dalla propria coscenza e presa in atto, dei propri limiti e capacità.
Nessuno "nasce imparato" Ogni tecnica si impara bene o male però la si impara; quel che davvero impedisce di apprendere è la voglia di applicarsi in quel che si fa. Se uno ha una passione anche il dedicarglici 10 minuti alla setitmana basta ma purtroppo la mentalità odierna questo ragionamento non lo comprende.
Non voglio fare il solito discorso sulla moderna gioventù che ha tutta la pappa pronta e inserire quella spinetta nel cervellino gli costa una fatica madornale, sappiamo tutti che è una realtà di fatto e ne conosciamo sia le cause che gli effetti di questo erratissimo modo di fare "o andare allo sbando, se preferite."
Non c'è verso di farli ragionare perchè la società quello, la società questo , la società l'altro ecc. ecc. tutte le scuse posssibili quindi chiudiamola qui, la realtà di tutti giorni parla da se.
Quel che mi interessa ora affrontare è un obbiettiva comparazione tra il nostro personale potenziale, la concreta dose di ragionamento che ci vuole per svilupparlo e la coscienza di quel che possiamo fare con le nostre obbiettive capacità personali.
Il discorso è contorto me ne rendo conto da sola purtroppo però credo che sia un argomento che vale la pena affrontare.
La mia decisione finalmente nel mettermi ad affrontarlo è dovuta ad una serie di questioni su cui recentemente ho posato lo sguardo.
Queste questioni variano dalla narrativa, alla fiduccia in se stessi, alla fatidica, voglia di fare.
Ognuno di noi si rapporta diversamente con la vita, questo nasce dalle differenti esperienze vissute; dalle diverse capacità personali e dalla diversa capacità di applicazione; Bene o male ce ne rendiamo conto tutti di queste cose quel che invece non ci rendiamo conto è della correlazione tra applicazione, capacità personale (N.B: Le nostre potenzialità intendo), il ragionamento e la presa di coscienza di quel che sappiamo fare e dove possiamo arrivare.
Nella nostra comoda società ormai l'uso del potenziale intellettivo è roba obsoleta eppure della mente abbiamo sempre bisogno; il fatto di non usare la mente per le comodità a portata di mano ha creato uno scompenso che ci porta a non essere pratici.
In pratica non abbiamo inventiva, se uno schema dice A+B+C= DE noi non faremo mai B+C+A oppure C+A+B, il risultato sarebbe unguale naturalmente; se fossimo in matematica potremmo appplicare la regola che dice : cambiando l'ordine degli addendi la somma non cambia.
Anche il mondo è matematica; nella vita questa regola è in parte appplicabile; questo indica che se volessimo potremmo utilizzare la nostra mente più coscientemente e concretamente, di conseguenza potremmo applicarci e conoscere a fondo noi stessi, utilizzare il nostro potenziale per creare qualcosa di buono e unico.
Il seguente concetto si può applicare anche in narrativa. Si può scrivere benissimo, meno bene ma se ci si applica coscientemente per imparare non si scriverà mai "malissimo".
Lo sviluppo di un idea non è mai facile e anzi confesso, che a volte rovina anche quella magia che l'idea ha avuto nell'attimo in cui la si è partorita ma allo stesso tempo, riuscire a focalizzare quel mondo della storia nel dettaglio, quelle vite dei personaggi è qualcosa di davvero incredibile e appagante.
Conoscere le proprie potenzialità, apllicarsi, ragionare con la testa unite ad una buona dose di volontà di fare cambia completamente la prospettiva che si ha di fronte alla vita e questo vale in ogni campo.
Basta superare quello scoglio fornito dall'ottica "non ho voglia di fare" Il fatto che manchi sempre lo stramaledetto tempo poi è secondario; basta organizzarsi come sto facendo io per riuscire a fare un po' di tutto. Sia le cose di dovere che quelle di piacere.
Posso farlo perchè ho conoscenza dei miei limiti e delle mie potenzialità e anche dei miei difetti. Ho maturato tutto da una cosciente analisi su me stessa perchè ho voglia di applicarmi e fare.
Non intendo fare una ramanzina anche se lo può sembrare sto semplicemente analizzando al questione nel dettaglio e mentre sono in ufficio e sto lavorando.
Cito il fatto del lavoro per farvi capire che volere e potere; naturalmente se state facendo un calcolo matematico è impossibile ma se fate un lavoro che non richiede concentrazione potete fare anche più cose insieme. quindi bando alla sfiducia nelle vostre capacità e all'insicurezza. Se amate qualcosa di impegnativo dovete solo metterci l'anima e riflettere con coscienza. I risultati non verranno subito quindi non demordete.
Ci saranno momenti belli, momenti brutti, momenti grigi, momenti colorati ma state facendo qualcosa per voi stessi.
Io per impegni è da Aprile che non scrivo stamattina mi ci sono messa d'applicazione ed eccomi qui. Quindi non demordete mai.
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